Lunedì, 03 Settembre 2012 19:03

BC012 Santo Niente - Il fiore dell'Agave

Nella seconda metà degli anni novanta il Santo Niente era uno dei gruppi di punta dell’ormai scomparso Consorzio Produttori Indipendenti l’etichetta che fu dei CSI. Oggi, dopo alcuni anni di silenzio, se si esclude l’ep “Occhiali Scuri al Mattino” del 2004, la band torna sulle scene con un disco dal titolo

“Il Fiore dell’Agave”.

Umberto Palazzo, da sempre voce e chitarra della band, è uno dei pochi musicisti italiani rimasti fedeli ad una linea indipendente, figlia del punk, del noise e della new wave e, aiutato dalla nuova incarnazione del Santo Niente, non si sottrae al compito di suonare e di cantare, senza compromessi, belle canzoni che sembrano evocare tanto scenari cinematografici (orson)wellsiani, quanto una tradizione autoriale autoctona che va da Fossati a Ferretti.

Per ripartire si affida a nuovi compagni di viaggio, il bassista Raffaele Zappalorto, il chitarrista Alessio D’Onofrio e il batterista Gino Russo. A Firenze incontra la nuova etichetta indipendente, emergente e low budget, ma dal roster invidiabile, che porta il nome di Black Candy e sceglie uno dei produttori artistici dalle soluzioni sonore più radicali, ricercate ed equilibrate della scena italiana, Fabio Magistrali, già artefice dell’esordio di Marta Sui Tubi e di “Dal lo fai al ci sei” di Bugo.

Il “Magister” porta il suo studio mobile direttamente nella sala prove pescarese del Santo Niente e registra in presa diretta otto brani. Di altri tre (“Nuove Cicatrici”, “Candele”, “Aloha”) vengono conservati i provini, perché la band è ormai innamorata di quelle versioni. In cinque giorni di riprese e in cinque di mixaggi “Il fiore dell’agave” è pronto. L’impatto è da band che suona dal vivo e canta in italiano, i testi costituiscono gli elementi di unità e continuità dello stile ben riconoscibile del Santo Niente e Umberto prosegue nel lavoro di rendere la nostra lingua credibile e piacevole nel contesto non facile della musica rock.

Una produzione da duemila euro, mastering compreso, low budget come nelle migliori tradizioni indie, per una band che ha fatto la storia dell’undergound italiano e che continuerà a scriverne delle pagine.

Un disco da suonare ad alto volume, da ascoltare senza la limitazione di decibel, perché altrimenti non è rock, almeno così la pensano da quelle parti.

One, two, three, four e buon ascolto.

 

 

 

IL FIORE DELL’AGAVE

CANZONE PER CANZONE

di Umberto Palazzo

 

01_LUNA VIOLA - Mentre mixiamo il Magister dice che sembra un pezzo di ipotetici Joy Division australiani, o meglio i Died Pretty che suonano un pez- zo scritto dai Joy Division. L’idea ci piace molto. Le suggestioni del deserto torrido e dell’oscurità attraversano tutto l’album, a cominciare dal titolo e dalla copertina (le foto sono realizzate a Lanzarote, la più vulcanica e desolata delle Isole Canarie)

02_SPIRITUALE - Ho fama di essere un nichilista a causa del nome della mia band. In realtà non sono affatto tale, è la società occidentale che, secon- do me, è nichilista, autodistruttiva, adora il nulla e lo santifica. Sono convinto che bisognerebbe cercare la spiritualità e il divenire in ogni cosa. Sono anacronistico perché non m’interessa ciò che si consuma.

03_PRIMA DELLA CADUTA - Alessio aveva una frase e questa parte di chitarra da anni . Io avevo da anni queste parole e questa melodia. Un giorno si sono messe insieme quasi al di fuori della nostra volontà. Classico caso di canzone che si scrive da sola in mezz’ora. Chiude il trittico tribale d’apertura.

04_NUOVE CICATRICI - Deve molto a Nick Drake. E’ la canzone più antica della raccol- ta. La tessitura strumentale viene tutta da un demo che ho realizzato nel ‘99 su un quattro-piste a cassette. Il drone da un’elaborazione al computer. Gino ha suonato la batteria su quella base e il Magister ha aggiunto le sue misteriose vibrazioni.

05_FACCE DI NYLON - Un giorno faremo un disco con dodici pezzi punk power pop, tirati e urlati, invece che sparpagliarli su questo e quel disco. Per ora e in ogni caso non riusciamo a farne a meno perché amiamo il rock’n’roll.

06_OCCHIALI SCURI AL MATTINO - E’ una versione diversa da quella dell’EP, registrata ex novo e decisamente più groovy. C’è un cambio nel te- sto: dove c’era “Johnny Cage, Edgar Varèse/ Shoemberg, Webern, Alban Berg”ora c’è “Peter Laughner, Tom Verlaine/Johnny Thunders, Richard Hell”. Tanto per i più è uguale. Ognuno può trarre le sue conclusioni sui significati nascosti.

07_CANDELE - Altro pezzo quasi identico al demo, eccezion fatta per il missaggio. Il provino è del 2003 e la band suona su una mia base elettronica rica- vata da suoni di Joy Division e Blues Explosion. Ne viene fuori una stranissima forma di pop indie-tronico.

08_LE SUPERSCIMMIE - Gli spigoli li sappiamo affilare pure noi ed io con questo nervosismo ci sono cresciuto. Per uno strano concatenarsi di even- ti e per motivi che rimangono parzialmente inspiegabili, nel set- tembre del 2004 siamo stati chiamati ad aprire un concerto di Va- sco Rossi e a suonare davanti a 35.000 persone in un colpo solo. Quest’esperienza (positiva) ha qualcosa a che fare col testo.

09_SANTUARIO - Apre il trittico finale del deserto. Il nostro pezzo preferito, forse perché descrive con durezza e sincerità l’ambiente soffocante nel quale alcuni di noi sono cresciuti. La nostra idea di dark mo- derno.

10_L’ATTESA - L’ultimo pezzo che abbiamo scritto. C’è un po’ di Can, un po’ di Robert Wyatt, un po’ di Died Pretty (di nuovo), un po’ di teatra- lità mediterranea. Adoro la parte con l’armonia napoletana fra i due cantati. Una canzone sensuale.

11_ALOHA - Questo pezzo viene da un demo su otto tracce del ‘99. Non è stato neanche rimixato. Come per “Nuove cicatrici” sono stati gli altri membri della band a insistere che si tenesse il demo. E’ il pezzo dell’esi- lio, registrato in completa solitudine in un immaginario eremo. Una milonga elettronica. Un bolero autistico. La cosa migliore che abbia mai fatto.